lunedì 8 marzo 2010

LADY SARAH - 2^ parte -

La polizia, nei primi giorni dopo la morte, condusse le indagini con discrezione, senza porre domande ma ispezionando con attenzione e ripetutamente la casa.
Durante le ricerche tutto il personale si dimostrò molto disponibile, a parte Minnie, piuttosto turbata dall'avvenimento e seccata dall'invadenza della polizia.
Una settimana dopo la morte di Lady Sarah, Sir Helmut svelò al marito e alla nipote della vittima un particolare che poteva risultare utile per il proseguimento delle indagini.
"Bisogna premettere che un veleno come la stricnina agisce molto velocemente ed è per questo che ritengo impossibile che il veleno si trovasse nella cena di quella sera e nemmeno nel the che la signora prendeva regolarmente alle ventuno. La stricnina inoltre ha un sapore molto sgradevole e amaro. Dev'essere perciò mascherato con un sapore molto forte. Ad esempio qualcosa di molto alcolico..."
"Sir Helmut, mi dispiace deluderla ma mia zia non beveva mai alcolici, li considerava dannosi alla salute e dal gusto troppo forte e inebriante." disse Lady Ketty.
"Già...Lady Sarah amava offrire del buon vino ai propri ospiti ma non ne prendeva mai....Preferiva sempre una tazza di the che beveva molto spesso, durante il giorno e anche la sera, prima di addormentarsi....
Mio padre le aveva portato un delizioso the alla rosa dalla Cina, che la rilassava molto." Lady Ketty parlava della zia con molto affetto.
"Benissimo" continuò Sir Helmut:" Dunque nessuno avrebbe potuto obbligare Lady Winderman a bere dello whisky".
"Nessuno!" rispose Lord Henry con fermezza.
"Comunque devo ancora informarvi della scoperta. Il giorno dopo la morte di Lady Sarah abbiamo trovato sotto il suo balcone dei pezzi di vetro frantumato.Guardate: il fondo di un bicchiere molto grande e altri pezzettini. Le analisi però non riescono a confermare se il bicchiere contenesse anche stricnina.
Purtroppo la pioggia di quella notte ha cancellato ogni traccia."
"E secondo voi il bicchiere è stato gettato dal balcone?" chiese Lord Henry.
"Certamente dal balcone di Lady Winderman. Ed inoltre è stato lasciato cadere a terra, lentamente."
"Da chi?" Lady Ketty era impaziente.
"Una domanda piuttosto complicata. Ora vi devo lasciare. Vi terrò al corrente."
"Grazie Sir Helmut. Arrivederci."
"Arrivederci Lordo Winderman. I miei omaggi Lady Ketty"
"Buonasera Sir Helmut."

giovedì 4 marzo 2010

LADY SARAH - 1^ parte -


Nei tuoi occhi vedo la mia anima riflessa in una luce oscura...

Sembrava una poesia, poche parole significative.
Lady Winderman fu trovata distesa nel suo letto con queste parole fra le dita.
I medici dissero che era stata avvelenata, senza dubbio.
Ma da chi e perché nessuno lo poteva spiegare: non c'erano indizi, nessun bicchiere, nessuna tazza. Niente.
Solo quel bigliettino.
Un punto di partenza piuttosto misero. Anche perché non ci si poteva spiegare il movente del delitto: Lady Winderman era stempre stata una donna generosa, molto allegra e disponibile, non aveva nessun nemico.
Inoltre da ormai tre anni era felicemente sposata a Lord Winderman, senza aver mai destato scandali e non c'erano nemmeno dubbi sulla fedeltà di entrambi.
Situazione troppo perfetta.
L'autopsia rivelò con certezza la morte veloce e indolore per avvelenamento da stricnina nella notte del dodici settembre alle tre e quarantacinque.

I coniugi Winderman vivevano dal giorno delle nozze in una lussuosa villa alle porte di Londra, ereditata da Lord Henry alla morte del padre, un ricco commerciante di preziosità orientali.
La casa, completamente arredataa in stile orientale e decorata con oggetti preziosi e raffinati, era circondata da un ampio giardino, interamente coltivato di rose di ogni colore.
Lady Sarah Winderman, infatti, adorava ogni tipo di rosa, in particolare quelle di colore bianco, così rare e delicate che amava raccogliere lei stessa per ornare ogni angolo della sua immensa villa con questi fiori candidi e profumati.
A villa Winderman lavoravano due giardinieri molto efficienti e silenziosi: Drive e Mensor.
Tutti i domestici abitavano in un'ala della casa, situata sul retro: il maggiordomo Kiks, sveglio e spiritoso, Minnie, una giovane ragazza irlandese, Sandy e John, coniugi americani capitati per caso in Inghilterra dopo una serie di sfortunose avventure in tutta Europa, e infine Mary, la cuoca, una donna puntuale, molto discreta ma disponibilissima e volenterosa.
I coniugi Winderman non avevano ancora figli ma con loro viveva una giovane nipote diciasettenne Lady Ketty Barman, figlia maggiore della sorella di Lady Sarah, molto affezzionata agli zii.

Con la morte di Lady Sarah la villa si rattristò profondamente: "Era una gioia, una luce sempre accesa, non s'adirava mai, sempre disposta ad ascoltare e perdonare..."Mary sembrava molto colpita dalla morte della padrona, s'inghiozzava in ogni momento, non riusciva a contenere il suo dolore.
Mary era molto affezzionata a Lady Sarah fin dal giorno in cui la conobbe. Viveva in quella casa da trent'anni, aveva servito Lord Elliot Winderman e sua moglie Anna fino alla loro morte e proprio ascoltandoli aveva cominciato ad amare Lady Sarah, adorata dal suocero e molto stimata dalla suocera.
Con la loro morte, in un viaggio a Parigi pochi mesi dopo le nozze del figlio, Mary  si era ancor più affezzionata a Lord Henry e alla moglie.
"Non aveva nessun nemico, glielo posso giurare. Dava molti ricevimenti eleganti, invitava molto spesso le sue amiche a prendere il the. Era amata da tutti. E' impossibile!"

lunedì 1 marzo 2010

LA CANTANTE - FINE

Ho faticato a trascrivere questo racconto...Sono passati veramente tanti anni, ero una bambina e mi sto ancora chiedendo da dove nascesse questa storia.
Comunque c'è un ultimo foglietto conclusivo:

"Sarà eseguito il giorno dopo il concerto milanese della cantante. Questo nessuno lo sa.
Durante il concerto circa a metà si svolgerà una sfilata di moda di un famoso stilista, Roger Philips. A questa sfilata parteciperà anche Jem. Il concerto ha inizio. Le guardie sono pronte ad impedire un eventuale attentato.. Però, come nessuno si aspettava, fino alla metà del concerto tutto è calmo e il clima è rilassato. Ma...sullo sfilare delle modelle uno sparo giunge da chissà dove. La polizia interviene immediatamente. Qualcuno è ferito, non si capisce chi. Il pubblico è agitato e spaventato; ben presto la sala è vuota e si senti il rumore di un'ambulanza avvicinarsi."
C'è un asterisco e una scritta, fine prima puntata.

Forse stavo scrivendo la sceneggiatura di un film...

venerdì 26 febbraio 2010

CAPITOLO III - BOB

Il pomeriggio del 3 Aprile dopo la "chiaccherata" della mattina Jem si prepara per lo spettacolo al festival di Primavera. Chiede il permeso al dottore per poter andare in albergo e prepararsi. Il dottore le da il permesso.
Naturalmente Bob l'accompagna. Sull'auto sono stati applicati dei mezzi di sicurezza: la carrozzeria dell'auto è stata rafforzata, sono stati installati dei finestrini anti-proiettili anche se, in verità, è cambiata proprio l'auto.
E di questo Jem si lamenta "Perché questa ? Voglio la mia!".
Allora Bob cerca di calmarla "La tua auto è in carrozzeria, le verranno applicati dei sistemi di sicurezza. Non preoccuparti, la riavrai presto!"

Accompagnata la ragazza in albergo Bob si ferma nella sala da bar ad aspettarla, li incontra Samantha e di due cominciano a parlare. Per prima attaca Samantha che domanda a Bob:"Senti, è poco tempo che conosci Jem ma, ti sarai accorto, forse, che è un po' capricciosa..."
"Eh sì, me ne sono accorto, però è simpatica e molto....è carina."
"Ah! Ti ha colpito! Sai una cosa, per me anche tu l'hai colpita...."e con queste parole Samantha si volta verso le scale dove sta scendendo Jem. E' splendida: i suoi occhi blu sono risaltati da un ombretto rosa brillante e da un mascara nero; la bocca colorata con un rossetto rosa fiammante. Il suo abito è molto elegante: nero, scollato sul davanti e sul dietro, senza maniche, stretto in vita da una cintura nera di vernice, la gonna corta che risaltava le sue belle gambe e scarpe con il tacco altissimo. Sulla chioma bionda e mossa spiccava un cappellino nero con veletta.
Bob dopo averla osservata da capo a piedi sussurra all'orecchio di Samantha:"Come fai a sapere che l'ho colpita?"
"Intuito femminile" risponde allegramente.

I tre i diressero al luogo dov'era in programma lo spettacolo. Tutto andò per il meglio: Jem non ricevette alcuna minaccia e terminato il pezzo tornò in albergo accompagnata da Bob.
"Allora come ti senti, sei stanca?" domandò gentilmente Bob.
"No, è tutto ok! Sono stata grande stasera! E non è successo niente!"
"Già, forse ci stiamo sbagliando, speriamo..."
"Ma..."Jem esitò guardando Bob fisso negli occhi, era davvero stupendo, non solo il suo aspetto ma anche il suo modo di fare, era affabile, gentilissimo e spiritoso.
Jem era rimasta davvero colpita, non volle continuare il discorso, doveva riflettere.
Bob interruppe i suoi pensieri:"Dicevi?"
"Niente, è meglio che mi riposi, non sono ancora in ottima forma."
E fu così che Jem aprì la porta della sua stanza salutando Bob con un sorriso.
"Sogni d'oro" Bob era rimasto un po' deluso da quel cambiamento di Jem, anche lui era rimasto colpito dal suo dolce sorriso, dal suo comportamento semplice, non da star.
Jem entrò in camera e si gettò sul letto. Prese la fotografia di John. Sì, John! Si erano salutati ieri con tanta tristezza, un mese senza vedersi!
John era il ragazzo della sua vita. Era tanto tempo che stavano insieme, nonostante le sue ampie conoscenze nel mondo dello spettacolo, gli innumerevoli fans che le giravano attorno, per lei esisteva solo John: il suo ragazzo, il suo migliore amico!
Il suo ricordo era continuamente interrotto dal pensiero di Bob. Com'era possibile? Jem si sentiva in colpa, si sforzava di pensare che era semplicemente attratta dalla sua bellezza ma non ci riusciva.
Non ricordava solo il suo bel viso e il fisico atletico ma le sue parole, i suoi sorrisi rassicuranti. Tutto in lui l'aveva colpita. Doveva smetterla di pensare a lui. Non poteva immaginare la sua vita senza John....ma Bob...
Ogni volta che tentava di pensare ad altro, Bob era lì, nella sua mente con il suo sorriso e i suoi occhi lucenti.

martedì 23 febbraio 2010

CAPITOLO II - LA GUARDIA DEL CORPO

"Chi sarà mai quel bel ragazzo ?" pensò Jem.
"Ciao Jem, come te la passi ?" domandò il medico.
"Bene, grazie" risposte cordialmente la ragazza.
"Buongiorno, signorina O'Hara. Mi permetto di presentarmi; mi chiamo Harry Clain sono investigatore. Piacere di conoscerla." e le strinse la mano accennando un lieve sorriso.
"Il piacere è tutto mio. Mi scusi ma è venuto ad investigare sullo sparo di ieri ?" domandò Jem.
"Vedi Jem, per questa volta non è niente di grave, te la sei cavata bene, ma..." spiegò il dottore.
"Pensate che mi possa accadere ancora qualcosa?" lo interruppe Jem.
"Vede signorina, potrebbe darsi che..." continuò l'ispettore Clain "la persona che..."ma Jem lo interruppe bruscamente "Chi mi vuole uccidere? Chi? Perchè proprio me? Non ho fatto niente a nessuno! Non posso avere nemici! E' stato uno sbaglio! Solo uno sbaglio! E voi, anche voi, tutti voi, vi sbagliate! Nessuno mi vuole uccidere!" gridò piangendo disperatamente la povera ragazza che ora si sentiva agitata e terrorizzata e le tornava alla mente il momento dell'incidente.
Scese dal letto, lentamente si avvicinò alla finestra, aprì le tendine bianche e spalancò la finestra.
Si sistemò i capelli, si girò verso i presenti e, con voce calma e rilassata, disse:"Mi sembra che si sia formata un'aria un po' pesante. Terrò aperta la finestra per poco tempo, non vi preoccupate non prenderò freddo."
Detto questo prese il vaso di fiori che stava sul comodino e lo spostò sul davanzale della finestra per fargli prendere un po' di sole e di aria fresca. Abbassò la tapparella quel tanto da impedire al sole di disturbare ed infine si chinò per aprire un cassetto, dal quale estrasse un pacco incartato con carta colorata.
Si sedette sul letto lo aprì: osservò la scatola di cioccolatini che le avevano regalato, lesse il biglietto accompagnatorio e l'aprì. Osservò anche i cioccolatini, guardò fuori dalla finestra per qualche secondo, si guardò le pantofole rosa pallido che aveva ai piedi e pensò "Non so più cosa fare, penseranno che sono matta, perché Sam non interviene? E quel ragazzo cosa fa qui? Devo offrire loro i cioccolatini, forse mi perdoneranno..."
Allora tolse le pantofole, appoggiò i cioccolatini sul comò, sempre seduta scoperchiò il letto, ma non del tutto, mise il cuscino contro la parete per stare più alta con la testa, mise anche i piedi sul letto, prese le coperte, se le tirò vicino ma non si coprì completamente, guardò di nuovo fuori dalla finestra, non aveva ancora rivolto lo sguardo ai presenti.
Dopo qualche minuti si decise: prese i cioccolatini fece un sorriso e, esitando, si girò verso i presenti.
Non voleva parlare nè stare zitta, il suo sguardo era fisso per terra poi, piano piano, si alzò e andò a finire sul bel ragazzo presente nella stanza: era veramente carino con gli occhi azzurri come il mare, i capelli biondi e molto alto.
Il ragazzo sorrise, lei abbassò lo sguardo intimidita ma poi, facendosi coraggiò domandò:"Gradireste dei cioccolatini? Me li hanno regalati ieri all'arrivo all'aereoporto. Vi prego di assaggiarne uno." e con un viso di preghiera glieli porse.
"Sì dai Jem, dammene uno, quello lì rosso" E con questa frase il medico prese il cioccolatino.
Allora anche Samantha, che finora non aveva parlato, con voce rauca per il troppo silenzio disse: " Ti ringrazio Jem per l'offerta, io gradirei quello blu." e avvicinandosi sorrise.
L'ispettore Clain ne prese uno a forma di pistola.
Allora il ragazzo, finora taciturno, disse ridendo:"Ispettore non riesce a non pensare al suo lavoro, vero?" e guardando Jem sorrise. Lei ricambiò il sorriso e tutti si misero a ridere.
L'ispettore Clain allora replicò:"E' la forza dell'abitudine. E tu, non ne prendi neanche uno?"
Jem chiese:"Non si presenta?"
"Ah! Certo. Il mio nome è Bob Mac Donald. Sarei la sua...guardia del corpo personale...il giorno e... la notte per proteggerla da..."Si bloccò. E l'ispettore continuò:" Vede miss O'hara noi eravamo venuti per questo ma...se lei non vuole..."
"Oh Sì, sì!" si interruppe per non scoprire subito i suoi sentimenti:"Io, volevo dire che ho riflettuto e penso che abbiate ragione voi!"
"Sono contento Jem" disse il medico.
"Sì, miss, penso che abbia fatto la scelta giusta." sentenziò l'investigatore.
"Tra poco sarai dimessa dall'ospedale. Contenta?"Annunciò il dottore.
"E...con la mia personale guardia del corpo" ironizzò Jem.
"Sì, verrò anche io, miss O'hara" disse Bob serioso.
"Mi chiamo Jem e voglio che ci diamo del tu." ordinò la ragazza.