lunedì 6 dicembre 2010

2 - A bordo

8 luglio 1993, Marta è in fila per salire sull'aereo: è l'ultima!
Non avrebbe voluto essere quasi in ritardo, correre per arrivare in tempo; era partita con largo anticipo da casa,  ma un insieme di traffico, problemi di ansia che l'hanno costretta a fermarsi più volte alla toilette e un paio di altri inghippi accaduti in aeroporto, la vedono costretta a salire per ultima la scaletta che porta all'aereo con le hostess che la guardano sorridenti ma un po' contrariate.
Marta porge loro la carta d'imbarco con un sorriso enorme e un'aria di scuse molto sincera, vede nell'hostess un immediato cambiamento di espressione, molto più indulgenti e ancora più cortesi:"Benvenuta Signorina Meli, ci segua".
Marta le segue aldilà di una tenda, un poco stordita perché i passeggeri sono seduti tutti dall'altra parte. Si ritrova in una stanza con sedili larghi e confortevoli con accanto spaziosi tavolini, una rilassante musica di sottofondo e un inatteso silenzio.
"Prego si sieda,  questo è il suo posto, ci chiami pure per qualsiasi esigenza, tra poco le offriremo un aperitivo."
Istintivamente Marta avrebbe voluto segnalare alle hostess che stavano commettendo un errore, invece si siede come un automa, con l'aria stralunata, stretto fra le dita il foglio della carta d'imbarco: c'è proprio scritto Prima Classe, ma lei è certa di non aver pagato per la prima classe e non ha dubbi che nessuno possa averlo fatto per lei, certamente un errore dei computer o degli operatori. La sua giovane mente capisce in fretta che essendo stata l'ultima a salire non dovrebbe avere grossi problemi a godersi il suo primo viaggio aereo in prima classe!
Il secondo pensiero corre al proprio abbigliamento: per fortuna ha scelto con cura come vestirsi per questo viaggio. Marta non è una persona che bada con particolare attenzione all'estetica ma questa mattina, complice il fatto che si fosse alzata molto prima dell'alba perché di dormire proprio non era questione, si era abbigliata con cura, truccata, ben pettinata e pure spruzzata qualche goccia del profumo tanto chic di sua sorella.
Seduta su quel comodo sedile, con l'aereo in movimento e le cinture già allacciate, si sentiva finalmente quieta, serena e ottimista.
Non aveva ancora guardato il suo vicino.

giovedì 2 dicembre 2010

1 - Pronta a partire

Avere superato la maturità si contendeva il primato di soddisfazione con il viaggio imminente: un viaggio pianificato con cura e desiderato da sempre.
Maturità al liceo linguistico e idee poco chiare per il futuro ma determinazione a godersi fino in fondo la vacanza negli Stati Uniti con partenza immediata, appena terminato l’orale: Marta non è ansiosa di conoscere il voto, può accontentarsi di saperlo per telefono da sua madre, certamente più impaziente di lei, quello che le interessa veramente è partire da sola per quest’avventura.
Risparmia dal primo giorno di scuola per questo progetto, i suoi genitori l’hanno abbondantemente finanziata come premio per l’ottimo lavoro svolto in questi cinque anni, però il fatto di aver contribuito al risultato, di aver compiuto innumerevoli rinunce per questo obiettivo, rende Marta orgogliosa e ancora più smaniosa.

Marta, situazione non frequente, ha scelto la scuola giusta per lei, perché ama le lingue: ha imparato l’inglese con tanta passione; non è mai stata solo una materia scolastica ma anche un hobby, un divertimento, un vero piacere. E lo sanno bene i suoi famigliari e i suoi amici costretti a sorbirsi in continuazione film in lingua originale e qualche volta addirittura senza sottotitoli, praticamente come un film muto per molti di loro.

Marta per questo viaggio ha superato anche lo scoglio del distacco dal fidanzato: non è stato facile, soprattutto per lui. Le litigate erano diventate frequenti e snervanti, ragione per cui Marta ha chiesto a Giorgio un periodo di distacco, doveva concentrarsi con tutta se stessa sull’esame di maturità e non poteva essere distratta da quelli che lei chiamava "i suoi capricci".

Vista l’incombente partenza sembra evidente che la separazione si protrarrà fino al termine della trasferta; Marta sa che potrebbe essere la fine della sua storia ma è consapevole che una relazione che supera una lontananza saprà crescere più forte e tenace: lei non vuole una storiella nata su i banchi di scuola portata avanti più per abitudine che per convinzione, vuole mettere alla prova il loro amore.

Salutare tutti con grandi abbracci e commossi arrivederci, stringere forte tra le braccia il fratellino e le sorelle con sguardi ammirati, rassicurare lo spaventato papà e accettare le ultime raccomandazioni dalla compiaciuta (anche se vorrebbe nasconderlo) mamma; salutate anche le amiche più care e naturalmente Giorgio, che con quello sguardo ti ha fatto ancora una volta capire quanto non approvi questa tua scelta, ma non ha detto nulla, ti ha baciato con passione per ricordarti che lui ti ama e ti aspetterà: Marta è pronta.
Nonostante l’amore che sente per tutte queste persone, non prova dispiacere all'idea di non vederle per parecchie settimane, è veramente euforica, quasi elettrizzata perché salutare loro è la prova che l’avventura sta veramente per cominciare!

martedì 30 novembre 2010

UNA STORIA INVENTATA


Non riesco a datare questa storia ma immagino sia stata scritta dopo che sono stata negli Stati Uniti in viaggio di nozze. Difficilmente può essere stata scritta durante i preparativi. In ogni caso ero una sognatrice di circa 22 anni.
E' una storia un poco assurda ma abbastanza divertente (non ha niente a che vedere con la Canalis, è stata infatti scritta moltissimi anni prima!).
Ho trovato tutta la trama, le ricerche effettuate e da effettuare, un lavoro abbastanza organizzato.
Proviamo a postare: non ridete!

Mi organizzo ancora come facevo prima: un post il lunedì e uno il giovedì.

domenica 18 aprile 2010

AL MONDO, A NOI (1989)


Ho paura di te
Sei grande, sei forte
Ho paura di te,
più ti conosco, più non ti capisco;
Ho paura di te,
hai due facce, due personalità,
sai darmi tutto ciò che desidero,
puoi farmi sognare,
puoi farmi passare momenti felici
ma io ho paura di te.
Tu puoi farmi morire,
mi volti la faccia nei momenti di dolore,
ti prendi gioco dei miei sentimenti.
E per colpa tua io soffro.

Come posso fare per cambiarti ?

Mi sento sciocca,
seduta su un banco di scuola.

Cosa posso fare per te?

Lo so...Infondo non è colpa tua
tu faresti di tutto per me,
ma sono gli altri, siamo noi
che ti abbiamo distrutto,
Ti abbiamo ridotto così!

Ti prego non vendicarti,
ho bisogno di te,
MONDO MIO
perché fin'ora hai subito
i nostri torti,
anche se ci hai fatto capire
che tutto ciò non ti piaceva
noi abbiamo continuato
a farti del male!

giovedì 25 marzo 2010

La discriminazione della donna (dopo aver letto Dalla Parte delle Bambine) - 1993

Oggi la condizione femminile non è più quella della fine degli anni sessanta e, anche se il mondo della dirigenza politica, economica e culturale è ancora sostanzialmente maschile, la donna vi svolge un ruolo da comprimaria proseguendo, ormai in ogni settore, la sua instancabile avanzata.
Tuttavia, nonostante le innumerevoli battaglie vinte, il femminismo non è ancora riuscito ad espugnare una mentalità fondamentalmente maschilista e una discriminazione che di fatto continua a sussistere.
Come ogni mentalità secolare, la mentalità maschilista è di difficile superamento: ci si scontra con idee radicate nella mente dei più anziani come dei giovani, forse troppo avvezzi al modello tradizionale della donna-docile-sottomessa-al marito.
Il conflitto con queste opinioni è inevitabile e viene superato con risoluzioni brusche, con rotture anche definitive, cercando di togliere totalmente importanza al "giudizio della gente".
La discriminazione, invece, nasce dalla concezione di ruolo sociale.
A parer mio, non esistono ruoli sociali definiti: l'uomo e la donna devono agire secondo le proprie possibilità, seguendo le proprie ambizioni.
Inevitabilmente questi ruoli saranno distinti, ma non contrapposti.
Distinti perché, è inutile negarlo, la donna e l'uomo sono profondamente diversi.
Questa varietà non implica alcuna subordinazione di un soggetto rispetto ad un altro: a partire dalla diversità fisica, donne e uomini hanno sensibilità e caratteristiche differenti, un diverso modo di esprimersi, una diversa capacità di comunicare: lo "scontro" tra questi due esseri viventi non può che essere positivo.
L'uomo e la donna si completano, si compensano, i loro ruoli sono complementari.
Ma questo può avvenire solo se si comprende questa differenza e se si crede nella parità di diritti e nell'uguale dignità.
Gli esseri umani sono diversi perché unici nel loro essere se stessi, ma questo è costruttivo solo se non prescinde dalla pari dignità sociale.
Invece l'uomo ha paura che la donna attacchi il suo incontrastato potere e la donna tende a chiedere spazio per realizzarsi nei settori in cui l'uomo è padrone, per contrastarlo e per dimostrare le proprie capacità.
Così la donna chiede di essere sempre più uomo, non cerca di realizzarsi secondo le proprie reali esigenze, ma sente il bisogno e l'obbligo di seguire gli stereotipi maschili.
La donna non chiede dignità per la propria natura, non esalta la propria femminilità, la propria sensibilità, ma se ne vergogna, le nasconde, negando che una donna possa sentirsi realizzata costruendo una famiglia, diventando madre.
La donna, per essere forte, dev'essere COME l'uomo.
E così la splendida figura femminile non rende partecipe l'umanità dei suoi pregi, ma assume tutti i difetti dell'uomo (logorato dal potere secolare) e li "perfeziona", rendendoli ancora più evidenti.
Secondo me, qualsiasi donna dovrebbe mantenere la propria identità, la propria personalità, facendo valere il proprio modo di essere. Perché non è il lavoro che rende "uguali", ma la persona, la personalità che sa manifestarsi, che sa farsi rispettare e rispetta gli altri, donne e uomini.
Ma la discriminazione si manifesta fin dalla tenera età: giochi differenziati, vestitini rosa e azzurri e così via crescendo, fino a quando si presenta la vera discriminazione nel campo del lavoro.
Ma, anche se ancora ci stupiamo di imbatterci in una dirigente donna, la situazione migliora costantemente: la donna studia con eccellenti risultati, è impegnata in ricerche scientifiche, ha un'ottima carriera e ottiene molto successo.
Purtroppo però, secondo me, accanto a donne che sfruttano le proprie capacità per migliorare la realtà femminile in genere, ci sono donne che con i loro atteggiamenti alimentano la discriminazione.
Sto parlando della moltitudine di donne-oggetto che riempiono le pagine di qualsiasi rivista, che occhieggiano dai cartelloni pubblicitari e che mostrano "le proprie grazie" nelle trasmissioni televisive.
La donna vende il suo corpo per il successo, per la popolarità a qualsiasi costo. E si discrimina quando si rende schiava della bellezza, quando "la ruga" diventa il problema più grave e il desiderio di piacere e di essere ammirata diventa l'unico obiettivo della propria vita.
Questo modello è stato proposto dalla donna stessa per facilitare l'ascesa al successo, (e qui la prof ha scritto: sicura?)e anche se l'uomo l'ha accettato ben volentieri, sta alle donne sfatare il mito donna-oggetto, accettandosi come DONNA, con tutte le ricchezze e tutte le difficoltà che questo comporta.

Voto: 8