mercoledì 19 ottobre 2011

25 - Vita sull'isola

Passò più di un anno in questa beata solitudine, rotta solo dagli inviti dei suoi compaesani a partecipare a qualcuno dei frequenti festeggiamenti o dalle simpatiche chiacchiere che accompagnavano le essenziali spese di cibo.
Marta era in forma smagliante. Si sentiva sana e leggera, aveva la mente sgombra da pensieri negativi e tanta energia che impegnava ogni giorno per quelle attività che le davano piacere e soddisfazione. Scriveva tantissimo, stava cercando di abbozzare un romanzo con l'aiuto di alcuni vocabolari. Dipingeva sempre più spesso e con maggior gusto. Inoltre era finalmente riuscita a padroneggiare la chitarra e spesso si trovava a cantare e a comporre qualche canzone. Era divertente anche portarla ogni tanto con sé durante le feste del villaggio, oppure sulla spiaggia dove la gente del posto suonava tamburi.
Per ricaricarsi faceva ogni giorno lunghe passeggiate e trovava pace ogni volta che si tuffava in quel mare cristallino. Non si annoiava mai. Ogni sera si coricava con il sorriso e ogni mattina si alzava vitale e piena di gioia per la giornata che l'attendeva.

L'amore aveva sempre occupato una parte importante della sua vita. Marta non nascondeva l'attrazione che aveva più volte provato per gli uomini della sua vita. Nonostante fosse spesso finita sulle pagine dei giornali per qualche presunto flirt, il più delle volte si trattava di innocue cene e gli uomini che aveva amato erano solo quelli che l'avevano poi fatta soffrire ed erano state veramente poche le avventure brevi e spensierate.
Durante quest'anno trascorso sull'isola non aveva avuto nessun uomo, non aveva nemmeno mai pensato di averne. Ed era la prima volta che apprezzava questa forma di solitudine.

Fino al giorno in cui aveva avuto bisogno di qualche intervento per riparare il tetto della sua casetta.

Chad viveva sull'isola da parecchie generazioni, viveva ancora in casa con la madre perché si occupava di lei che era molto malata. Marta l'aveva incontrato qualche volta mentre portava la madre a fare qualche acquisto in paese o alle feste. Per il resto del tempo Chad lavorava come tuttofare nel villaggio, veniva chiamato per tutti i lavoretti che richiedevano un po' di forza e fatica. La sua passione, nel tempo libero, era suonare i tamburi sulla spiaggia.
Chad era un ragazzo prestante, aveva sempre il sorriso e uno sguardo diretto e seducente, che confondeva.


lunedì 5 settembre 2011

24 - Solitudine

Un paese piccolo e sperduto in cui c'era tutto quello che serviva per vivere, con poco. Una casa piccola piccola in cui c'era abbastanza spazio per vivere, bene. Il mare davanti a sé, immenso, limpido e consolatorio.
La lunga spiaggia in cui passeggiare a lungo, la foresta di alberi per nascondersi e acquietarsi. Una chitarra per imparare a suonare, perché aveva sempre desiderato farlo ma non ne aveva mai avuto il tempo. Una penna e tanti fogli su cui scrivere. Alcuni romanzi da leggere e rileggere, con tante pagine e tante cose da raccontare. Una serie di pennelli e qualche tela per lasciare che a parlare siano i colori e che le emozioni si stemperino sul tessuto.
Nutrirsi con poco: tutto quello che proveniva dal villaggio e dai suoi dintorni.
Vestirsi con niente: ciò che veniva indossato la sera veniva lavato e al mattino era asciutto e pronto all'uso.
Non serviva la corrente: alla sera andava a dormire quando il buio si faceva scuro e al mattino si alzava con le prime luci. Vedeva ogni giorno l'alba.
Non utilizzava l'auto né altro mezzo di trasporto: tutto ciò che le serviva era raggiungibile a piedi e tutto ciò che desiderava stava davanti a lei (il mare) o appena dietro (la foresta). Tutti i sorrisi di cui aveva bisogno li incontrava ogni giorno per le strade del paese. 
La pace che la circondava scendeva piano piano anche dentro di lei, l'allegria della gente la contagiava lentamente.

Marta aveva iniziato una vita totalmente diversa da quella che aveva abbandonato. Le giornate lente le permettevano di assaporare ogni attimo, di godere della natura, di guardare davvero negli occhi le persone.

Marta si dedicava a tutto ciò che le piaceva fare e che da dieci anni non aveva più fatto. Amava il lavoro che aveva abbandonato ma a causa di questo non aveva più avuto il tempo di essere se stessa. Non aveva potuto coltivare le sue passioni: non leggeva libri da non so quanti anni, non aveva più passeggiato per il semplice piacere di farlo, si era fatta travolgere. Succede spesso che la vita si identifichi con il proprio lavoro, che si venga sempre riconosciuti con il proprio ruolo lavorativo, non più come persona.
Come quando sui giornali si legge la notizia della morte di qualcuno "cameriere viene investito...manager resta ferito..." Non più uomini, donne, persone...

Alla parola solitudine viene spesso attribuito un significato negativo, dietro a questo termine si nascondono sofferenza e paura. Per Marta, in questo periodo della sua vita, la solitudine era una compagna. Grazie alla decisione di lasciare tutto in modo così improvviso Marta aveva potuto uscire da un'altra delusione in modo diverso. Marta si piaceva. Aveva tempo di conoscersi, di stare con se stessa.
Si interrogava sul motivo di tanti insuccessi in amore ma lo faceva con un certo distacco, senza disperazione.
Trovava che la colpa fosse proprio di questo suo non conoscersi, di questo suo alienamento dalla vita reale che durava da più di dieci anni; da quando, a 19 anni, era stata catapultata in quel mondo nuovo e sconosciuto, non aveva più avuto una vita regolare, delle abitudini rassicuranti; cambiava continuamente casa, stato, continente; non c'erano punti di riferimento, persone che vedeva tutti i giorni. Da quasi 12 anni non aveva mai trascorso un anno nello stesso posto.
Questi pensieri non servivano a Marta per recriminare ma per capire che aveva scelto una vita al di sopra delle sue possibilità e più che decidere si era sempre fatta trascinare, o travolgere. Era come su un binario che correva ad alta velocità e non pensava nemmeno che avrebbe potuto scendere, qualche volta, e magari fare un pezzo di strada a piedi, per poter così ammirare il paesaggio e rendersi conto di ciò che le passava accanto.

Qui, in questo paese sperduto, in un angolo sperduto, di questa deliziosa isola, poteva finalmente fare tutto lentamente, assaporare, riscoprire il senso della parola vivere.


23 - Scomparsa

Qualche ricordo (principalmente fotografie e lettere), qualche libro e pochi vestiti: questo quello che Marta mise nella sua borsa, questo quello che portò sull'aereo.
Scomparsa.
La cercavano tutti e i giornalisti interrogavano continuamente amici e parenti per avere sue notizie.
Il telefono squillo per qualche giorno, finché si spense, probabilmente era stato abbandonato da qualche parte ed ora la batteria era scarica.
Un messaggio ai genitori "Starò bene, non preoccupatevi, mi metterò in contatto presto con voi", un messaggio al suo presumibilmente unico amico, George "Perdonami se ti abbandono con tutto il lavoro che c'è da fare...approfitto del fatto che lavorare ti piaccia così tanto e ti lascio anche la mia parte...Saprai capirmi? Lo spero con tutto il cuore. Ti voglio bene."

Non aveva preso le chiavi di casa, non aveva portato con sé nulla, nemmeno il computer. La scomparsa fu denunciata alla polizia che fece controllare anche il conto in banca: c'era stato un prelievo di una somma abbastanza alta ma non considerevole. Le ricerche si interruppero su richiesta dei genitori che avevano certamente ricevuto altre notizie confortanti ma che non vollero condividere con la stampa.
C'erano alcune questioni legali da risolvere per contratti non rispettati e di tutto questo si occupò George che pagò di tasca sua le varie penali. Inoltre si sobbarcò veramente tutto il lavoro che avevano programmato insieme, oltre alle questioni di beneficenza che stavano a cuore ad entrambi.
Ashton, dal canto suo, dopo qualche giorno di stupore e preoccupazione iniziò ad approfittare di questa scomparsa e dell'interesse che aveva suscitato nei mass-media e nel pubblico, fu un occasione per innalzare la propria popolarità e nel giro di qualche settimana l'aveva dimenticata ed era quasi sollevato per non aver dovuto guardarla in faccia e rompere la loro relazione.
Tornò presto tutto alla normalità: c'erano sempre nuovi amori da raccontare, attrici promettenti da presentare e film interessanti da recensire. Le pagine di giornali e i servizi televisivi che parlavano della scomparsa di questa amata attrice diventarono sempre meno, il pubblico si interessò presto ad altri argomenti. 



domenica 4 settembre 2011

22 - Da non credere

Un anno volò sereno e intenso. Marta era tornata sulla luna e avrebbe rinunciato a tutto pur di stare per sempre con Ashton.
Ashton la pensava diversamente. Era giovane e con una promettente carriera. Non era pronto ad impegnarsi o almeno non con Marta.
Questa volta però Marta si accorse che qualcosa non andava, ed era già un miglioramento, lo sentiva allontanarsi forse per la paura di stare troppo vicini. Essere così in sintonia lo spaventava perché sembrava togliergli indipendenza. Chissà perché sentiva di voler fare ancora molti errori prima di trovare la sua strada e quindi la donna giusta. Mentre Marta che aveva già molto pagato aveva bisogno di stabilità e certezze.
Un giorno Marta vide negli occhi di Ashton quella luce dannata che aveva già visto. Capì che era finita ma non se lo fece dire. Non aspetto che lui si inventasse qualcosa da dire o che si scusasse o che trovasse un altra per poterla lasciare.
Una notte restò sveglia per poterlo guardare, per sentirlo vicino per l'ultima volta. Fu difficile lasciare quel letto, fu straziante togliere lo sguardo dal suo viso ma non poteva sentire la parola fine. Non doveva assolutamente sentirla. 
Prese una borsa, ci mise poche cose e uscì di casa per non farci più ritorno.

21 - Un nuovo amore

Gli americani accolsero Marta a braccia aperte. Durante l'anno passato in Italia non avevano avuto molto tempo per dimenticarla perché nelle sale erano comunque usciti i film girati prima di partire.
Dopo la rottura con Ben, Marta aveva cambiato il suo modo di vedere il rapporto con un uomo. Aveva capito che le storie impegnative rischiavano di distruggerla e quindi si era concessa parecchie "storielle" di breve durata, senza pensieri e senza promesse.
Con disinvoltura le sue storie duravano il tempo della realizzazione di un film, oppure del periodo di pausa tra un film e l'altro.
Era una Marta molto più cinica e indifferente.
Quando tornò in America con George fu per girare un film importante e per realizzare altri progetti di beneficenza e sensibilizzazione del popolo americano su alcune problematiche a lei care.
E fu proprio George che le presentò il ragazzo per il quale crollarono ancora un volta le sue difese.
Si innamorò perdutamente di un attore di qualche anno più giovane di lei, attraente e simpaticissimo.
Le storie d'amore che Marta aveva vissuto erano nate tutte spontaneamente, senza sforzi di corteggiamento da una delle parti.
Questa volta invece Marta di trovò a corteggiare spudoratamente Ashton che non sembrava notarla. 
Marta all'età di 29 anni si sentiva un'adolescente innamorata, senza controllo. Si scopriva a seguire Ashton e ad inventare ogni scusa per incontrarlo. E tanto fece che dopo qualche mese riuscì a convincere un regista a sceglierlo come suo collega in un film.
Dopo parecchi mesi in cui aveva fatto di tutto per farsi notare Ashton si accorse di lei un giorno in cui le cadde letteralmente ai piedi.
Non l'aveva fatto apposta, non avrebbe saputo organizzare la scena in modo così perfetto ma inciampando nel posto giusto al momento giusto si ritrovò faccia a terra proprio a un centimetro dai piedi di Ashton.
Il ragazzo la guardò prima sconvolto poi preoccupato infine molto divertito. La raccolse da terra senza riuscire a smettere di ridere e cercando di scusarsi per il suo atteggiamento. 
Chissà se fu il fatto che Marta cominciò a ridere altrettanto, con la sua risata fragorosa a colpirlo o il fatto che nella caduta la maglietta di Marta, non si capisce bene come, si era completamente aperta...

Fu così che Marta si dimenticò, o almeno rimosse, le ferite del passato e iniziò con Ashton un'avventura esilarante. Gli amici raccontano che passavano metà della giornata a ridere e l'altra metà probabilmente a letto oppure in giro per l'America, preferibilmente in motocicletta, con fotocamera al seguito.