giovedì 16 dicembre 2010

5 - L'appuntamento

L'hotel in cui arrivarono, dopo un viaggio in taxi silenzioso in cui Marta guardava smaniosa fuori dal finestrino, cercando di godersi ogni strada, ogni angolo, ogni centimetro di quella immensa città, era invece molto elegante.
Marta non voleva sorprese per la sua prima tappa, voleva essere sicura di non sbagliare, quindi aveva prenotato una costosa stanza al Hotel Sheraton a Manhattan, sulla settima strada, a due passi da Broadway, vicinissimo al teatro Carnegie Hall e a poche centinaia di metri da Central Park: praticamente un sogno che si realizzava!
Si diedero appuntamento dopo un'ora dall'arrivo in hotel. Erano le 19.00 Marta era visibilmente stanca ma non si sarebbe lasciata sopraffare da questa condizione.
Arrivò nella stanza e si mise subito a svuotare il volutamente misero bagaglio: non poteva indossare i vestiti del viaggio ma erano i migliori che avesse, non poteva nemmeno telefonare a sua sorella che sarebbe stata sicuramente in grado di realizzare una composizione perfetta con quel poco che aveva: la prima ragione era che la chiamata sarebbe stata troppo costosa, la seconda che non voleva condividere quest'incontro.
Si ricordò di tutti i suoi valori, di tutte le coinvolgenti tesi racchiuse nei suoi temi che avvalorano la solita frase "l'abito non fa il monaco" e quindi si dirisse verso la doccia, si rilassò per un lungo periodo, sprecando molta acqua e si distese per qualche minuto.
Forse non avrebbe dovuto rilassarsi così tanto perché si addormentò, profondamente.
Brad aveva fatto qualche telefonata e contattato qualche conoscente per organizzare una bella serata con Marta, anche lui era piuttosto affaticato ma voleva passare ancora un po' di tempo con lei.
Quando si accorse del ritardo di Marta decise di aspettare un po' perché conosceva bene le donne e sapeva che farsi aspettare faceva parte del gioco. Ma quando i minuti cominciarono ad aumentare intuì quello che era successo. Il pensiero che lei non si non si fosse presentata all'appuntamento non lo sfiorò nemmeno, quindi chiese alla reception di poter chiamare la stanza di Marta.
Marta aprì gli occhi allo squillo del telefono e il suo sguardo cadde immediatamente sul'orologio appeso in camera: 20,30. Rispose maledicendo tutte le ore passate a dormire nella sua vita, promettendosi che non avrebbe dormito mai più perché dormire fa perdere i treni...Per fortuna la voce al telefono era quella di Brad che si rassicurava della sua salute e lei si scusò mestamente per il ritardo, chiedendogli di attendere ancora un quarto d'ora.
Così il problema dell'abbigliamento divenne minimale rispetto a quello dei capelli che rimasti ad asciugare con la testa appoggiata al cuscino avevano assunto una forma molto artistica. Quello che non le era mai riuscito in cinque anni di scuola superiore: rendersi presentabile in un quarto d'ora la mattina prima di uscire di casa, le riuscì invece perfettamente questa sera, tanto che si chiese se i vantaggi della maturità non siano anche questi.
Brad le sorrise affascinato dall'aria ingenua, e un po' colpevole, di Marta e lei ricambiò radiosa, inconsapevole dei pensieri divertiti di lui.
Brad sembrava leggerle nel pensiero per come aveva organizzato la serata, anche se, pensò Marta, non aveva nemmeno troppo bisogno di cercare nel suo pensiero in quanto gli aveva raccontato quasi tutto durante le otto ore del viaggio.
Nonostante lei fosse molto affamata si limitarono ad un paio di stuzzichini prima di raggiungere un teatro a Broadway in cui presentavano uno spettacolo che era in cima alla lista nelle cose da vedere: Grease.
Le sembrava di vivere un film e si chiedeva se probabilmente non si trattasse di uno dei suoi frequenti sogni ad occhi aperti vissuto con più intensità del solito.
Per cena consumarono qualcosa di veloce in uno dei numerosi bistrot e dopo una breve passeggiata decisero di ritornare in hotel perché non si può tener testa più di tanto alla stanchezza senza che questa faccia male.
Si salutarono affettuosamente nella hall dell'hotel perché per salire alle loro stanze dovevano prendere due ascensori differenti. Ma mentre stava entrando nell'ascensore Brad la raggiuse: "In effetti è piuttosto tardi è meglio che ti scorto fino alla porta della tua camera, per sicurezza."
Marta accettò volentieri le premure di Brad e la sua mente  annebbiata dal sonno e dalle emozioni  non interpretò diversamente il gesto di Brad.
Nonostante Brad fosse uomo dalle mille avventure, anche solo per le teorie di Marta sulla bellezza che tutto può, non lo sfiorò minimamente l'idea di entrare in camera di Marta, la vedeva come qualcosa di meglio di una ragazza da portare a letto.
E per fortuna non confidò a Marta i suoi pensieri altrimenti lei avrebbe trovato le forze per fargli un lungo discorso sul valore della donna, sul come gli uomini trattano le donne e su come le donne si lascino usare. E probabilmente nel suo letto non avrebbe mai avuto la possibilità di entrare.

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